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Il Secolo Americano, ascesa e declino – 3

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“La misura del nostro progresso non sta nell’aggiungere di più all’abbondanza di quelli che hanno molto, ma nel provvedere abbastanza per quelli che hanno troppo poco” 

Franklin Delano Roosevelt – Trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America

IL NEW DEAL E LA NASCITA DELLO STATO SOCIALE

Il crollo della borsa nell’ottobre del 1929 (che sfociò nella Grande Depressione) colse di sorpresa sia l’establishment economico-finanziario statunitense che l’Amministrazione Repubblicana del Presidente Herbert Hoover.

Le teorie economiche che ne impregnavano il pensiero e l’azione(ovvero il “laissez faire” e la “Legge di Say”, postulavano il NON intervento dello Stato nella sfera economica e l’impossibilità di crisi prolungate in regime di libero scambio) raccomandavano specificamente di non fare nulla.

Anche l’economista Joseph Schumpeter (che teorizzò nell’innovazione tecnologica la causa dei cicli economici che causano fase espansive e recessive nella sfera economica) ritenne che il ristabilimento dell’equilibrio economico, dopo la grande crisi, sarebbe venuto da sé”.

In realtà, si fecero dei passi (che non bastarono) per riavviare la ripresa: la Federal Reserve (che nel 1927 abbassò il tasso di sconto al 3,5% per poi innalzarlo proprio a ridosso della crisi portandolo al 6% ed esasperando la depressione economica e la deflazione) ridusse il tasso gradualmente, per passi percentuali dello 0,5%, sino all’1,5% nel 1931 con il fine di espandere l’offerta di denaro e riavviare il ciclo del credito a imprese e consumatori.

Le banche commerciali, dopo la crisi della “corsa agli sportelli” (fenomeno del “bank run”),  erano ricolme di riserve di credito in eccesso per la concessione di prestiti; l’Amministrazione Hoover avviò una politica di prestiti alle imprese tramite un ente federale (Reconstruction Finance Corporation) e finanziò una serie di lavori pubblici per far ripartire l’economia.

Ma il ciclo espansivo economico NON ripartiva.

Questa che delineo è una legge economica valida da sempre: SE il clima economico che si instaura tra gli operatori (aziende, risparmiatori, investitori ecc.) dopo una crisi rimane di persistente scetticismo e di diffidenza verso il futuro, gli effetti dell’espansione monetaria e del credito NON hanno alcun effetto sulle sorti della sfera economica.

SE permane il clima di sfiducia, gli operatori economici NON si recano in banca per chiedere prestiti e il ciclo economico NON riparte.

SE non si instaura, tramite l’avvio di riforme economiche, l’equilibro tra domanda (naturale, ovvero quella generata da salari e stipendi) e offerta, la sfera economica, dopo un’indigestione di domanda “artificiale”, NON riparte.

Nelle elezioni presidenziali del Novembre 1932, i democratici ottennero la Presidenza con il candidato alla Casa Bianca, Franklin Delano Roosevelt, eletto con il 57% dei voti contro il 40% di Hoover; i democratici ottennero anche il controllo di tutti e due i rami del Congresso.

Con l’Amministrazione Roosevelt iniziò uno dei più grandi esperimenti di riordino e cambiamento della sfera economica e finanziaria (il “Nuovo Corso” o New Deal) che modificò i destini  degli Stati Uniti (e del mondo) conducendo l’America a divenire una Superpotenza planetaria (con l’URSS) alla fine del Secondo Conflitto Mondiale, nel 1945.

Samuel Rosenman,  consigliere legale del futuro Presidente Roosevelt, nel marzo del 1932  raccomandò al Presidente di creare un “consiglio di saggi” (Brain Trust) per elaborare un piano di riforme economiche in grado di far ripartire l’economia.

Il primo nucleo di consiglieri (denominati New Dealers) era costituito da Adolf Berle, Rexford Guy Tugwell e Raymond Moley: le loro tesi economiche “non ortodosse” ispirarono il Presidente Roosevelt nell’accelerazione della fusione tra economia privata e apparati statali per fare ripartire l’economia. 

Rexford Tugwell, nei suoi studi e nelle sue dottrine, sosteneva che attraverso la pianificazione pubblica e la programmazione sociale, si poteva dar vita a un nuovo ciclo economico: il suo pensiero era orientato a un liberalismo con forti tinte di dirigismo tecnocratico.

I New Dealers, al fine di combattere gli alti tassi di disoccupazione e la caduta dei prezzi (deflazione) incitavano l’Amministrazione democratica a impegnarsi in politiche di aumento della spesa pubblica (tramite l’avvio di lavori pubblici) e sussidi di assistenza a disoccupati e anziani.

Una delle prime riforme dal lato finanziario, fu l’aumento del controllo pubblico sulle politiche monetarie: nel 1933 fu varata la Legge Glass-Steagall con la quale si istituì la garanzia sui depositi dei correntisti (tramite la creazione di un’agenzia federale la FDIC) per evitare le precedenti “corse agli sportelli” e stabilizzare il sistema bancario.

Con la Glass-Steagall si introduceva  il principio della separazione tra banche commerciali e banche d’investimento in modo tale da evitare eccessive posizioni speculative alla banche commerciali a cui fu attribuito invece il compito primario di finanziare l’economia reale.

Il mercato azionario fu posto sotto la vigilanza di un nuovo ente, la SEC (Securities and Exchange Commission).

Al fine di combattere la persistente deflazione, il Congresso varò nel giugno del 1933 la National Industrial Recovery Act (NIRA): la legge istituiva norme per la regolamentazione dell’orario di lavoro e i minimi salariali, inoltre garantiva ai lavoratori il diritto di formare e organizzare sindacati autonomi.

Con la NIRA era varata anche la PWA (Public Works Administration) ovvero l’inaugurazione di una serie di grandi opere pubbliche (dighe, case popolari, ospedali, scuole, infrastrutture stradali ecc.) per invertire il trend della disoccupazione e stabilizzare (innalzare) il potere d’acquisto dei lavoratori per rilanciare la domanda.

Il Congresso varò anche una serie di riforme nel campo agricolo con la Agriculture Adjustment Administration (AAA) con la quale il governo si impegnava a risarcire le aziende agricole che riducevano la produzione agricola limitando anche la riproduzione del bestiame (al fine di ridurre il surplus sulle colture e sull’allevamento e fare ripartire i prezzi delle materie prime agricole.

Una delle riforme più espressive e significative del “Nuovo Corso” (New Deal) del Presidente Roosevelt, fu il varo (nell’agosto del 1935) del Social Security Act mediante il quale si gettarono le basi per la creazione dello Stato Sociale (Welfare State).

La legge prevedeva l’erogazione di un’indennità di disoccupazione e l’istituzione di un contributo per l’anzianità (pensione): i finanziamenti a favore dei disoccupati e per i sussidi pensionistici erano suddivisi a metà tra i lavoratori e dai datori di lavoro.

Furono varate altre numerose leggi a favore dell’occupazione e per la ripresa industriale ma nel 1936, nonostante la seconda rielezione di Roosevelt (e il quarto anno del New Deal), le spese per consumi erano ancora basse e il tasso di disoccupazione ancora elevato (il 17%) e il Prodotto Nazionale Lordo era ancora inferiore ai tassi ante-1929.

L’ECONOMIA STENTAVA A RIPARTIRE nonostante il varo delle riforme economiche conosciuto come “NuovoCorso” (New Deal).

La critica che muovo personalmente (e quindi a mio giudizio e modo di vedere) al “Nuovo Corso” è di aver fatto ripartire (solo in parte) la domanda, senza riequilibrare effettivamente la legge della domanda (naturale) e dell’offerta.

Le riforme del “Nuovo Corso” erano improntate al “deficit spending” (quindi, a una forma di “domanda artificiale” questa volta sostenuta dallo Stato e non più dall’erogazione di credito ai consumatori o alle imprese) e non al riequilibrio della domanda (naturale) con l’offerta.

FINE TERZA PARTE

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