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La spaventoso trend storico del debito USA

MORTEREAPER

In questo link troverete “l’orologio del debito USA” aggiornato in tempo reale.

Storicamente, dalla Guerra del Vietnam in poi, il debito USA è andato aumentando nel tempo, ma la prima accelerazione risale al 1981, con il Presidente Ronald Reagan.

Da quell’anno in avanti, gli USA si sono indebitati con il resto del mondo in modo sempre più massiccio.

Dal 15 agosto 1971, quando il Presidente Nixon annunciò al mondo la sospensione della convertibilità in oro del dollaro (la convertibilità era valida solo per gli Stati) l’economia e la finanza americana (e quella mondiale, ma soprattutto quella Occidentale) non si reggono più sui “fondamentali” (equilibrio della legge della domanda e dell’offerta, bilanci pubblici in pareggio, stimolo della concorrenza tramite lotta serrata ai monopoli, equilibrio del commercio internazionale, equilibrio nella diversificazione dell’economia nei settori primario, secondario e terziario, ecc.) ma sull’erogazione indiscriminata di “credito” da parte del settore bancario (che si trasforma in “debito” per consumatori, imprese e famiglie), sui deficit e sull’incremento del debito pubblico e tramite le bolle finanziarie che crescono a detrimento  dell’economia reale: tutti questi escamotages, questi “trucchi”, creano un pernicioso “effetto ricchezza” (wealth effect), non “ricchezza reale”.

Sintetizziamo l’escalation del debito pubblico USA.

Quando il Presidente Eisenhower fu rimpiazzato dal Presidente John Fitzgeral Kennedy il debito pubblico USA era pari a 286 miliardi di dollari.

Vent’anni dopo, quando saliva alla massima carica Ronald Reagan, il debito pubblico statunitense era salito a 1.000 miliardi di dollari (un trilione).

Dopo otto anni di presidenza Reagan il debito pubblico balzò a 2.600 miliardi di dollari (2 trilioni e 600 miliardi).

In sostanza, in otto anni, sotto Reagan, il debito quasi raddoppiò letteralmente (c’erano voluti 192 anni, dal 1789 al 1981 prima che il debito USA giungesse a 1 trilione di dollari).

Nel 2001, quando Bill Clinton lasciò la Presidenza in favore di Bush Jr. il debito era pari a 5.700 miliardi di dollari (5 trilioni e 700 miliardi).

Dopo otto anni di presidenza Bush il debito era pari a 10.000 miliardi di dollari (dieci trilioni) e dopo due mandati del Presidente Obama, il debito ha ormai quasi raggiunto i 20.000 miliardi di dollari (20 trilioni).

Negli ultimi 36 anni il debito pubblico USA è aumentato di 22 volte; le entrate fiscali, nel 2017, saranno previste essere pari a 3.644 miliardi di dollari (pertanto ben sotto ai 20.000 miliardi di debito).

E’ evidente che gli USA, anche nei prossimi due mandati presidenziali, saranno costretti a ricorrere a massicce emissioni di titoli di stato in quanto le entrate fiscali correnti coprono a mala pena un quinto del debito pubblico.

Spaventa l’entità del debito, ma anche lo stato dell’economia a stelle e strisce non rassicura affatto per gli anni a venire.

Il settore secondario dell’economia è quello a più alta produttività ed è quello che traina l’economia reale e i salari.

Ebbene, dal 2000 a oggi, l’economia americana ha perduto ben 5 milioni di posti di lavoro nell’industria manifatturiera.

Nel 1960, 24 milioni di cittadini americani erano impiegati nel settore manifatturiero; oggi, solo 8 milioni.

Dall’inizio del 2000, 50.000 azienda americane nel settore manifatturiero hanno chiuso i battenti.

La base produttiva, il motore della nazione americana (il settore secondario) si sta restringendo a ritmi sempre più accelerati, in favore del settore terziario (a redditività e produttività più bassa), mentre l’escalation del debito pubblico e privato non conosce soste.

Non ha molta importanza sapere chi saranno i prossimi Presidenti che gli americani eleggeranno nei prossimi due mandati: non vi sarà alcuna soluzione al trend dell’indebitamento degli Stati Uniti che si concluderà con  l’indebolimento del dollaro americano valuta di riserva.

 

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One Response to “La spaventoso trend storico del debito USA”

  1. Andrea scrive:

    Ciao Rick, vedo che è una situazione un po’ di stallo per lo scomparto dei preziosi in genere. Si oscilla in su e in giù, senza ancora una spinta decisiva verso il rialzo tanto atteso.

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