To show sotck chart

La sterlina e la Brexit

Royal-Mint-2008-UK-5-Pound-Gold-Brilliant-Uncirculated-Coin

La Sterlina d’oro è unanimemente consigliata come una delle migliori monete per chi voglia diversificare gli investimenti in oro fisico; essa è  la più coniata al mondo – e universalmente accettata -; e tuttora foggiata dalla Zecca Reale Britannica (Royal Mint).

E’ una moneta ricca di storia: in effetti è stata coniata nel 1489 da Enrico VII (con valore di una sterlina anche se non aveva indicazione di valore).

Sulla parte anteriore dell’antica moneta era impresso il Re mentre al rovescio era inciso lo stemma dei Tudor.

Attualmente, invece, le Sterline d’oro più notorie a titolo d’investimento, in Italia sono le “Sterline in oro Elisabetta II” coniate a partire dal 1957 – fino al 1968 – con la Regina Elisabetta con il “fiocco” o “nastro” che le lega i capelli , dal 1974 con la Regina Elisabetta coronata nella parte anteriore e nel rovescio l’immagine di San Giorgio e il drago.

BREVE STORIA DELLA STERLINA – da valuta di riserva globale alla Brexit

Non vi è unanime assenso tra gli studiosi circa le origini della “sterlina” come valuta, anche se verso la fine del VIII secolo nell’eptarchia anglosassone apparvero le prime monete in argento con quella designazione (sterlina).

Con una libbra d’argento erano coniate 240 sterline (donde il termine “lira sterlina” – il termine “lira” deriva dal latino “Libra”).

Prima della decimalizzazione, il sistema monetario inglese era basato sull’equivalenza di 1 sterlina = 20 scellini = 240 pence (o penny).

Dal Medioevo sino all’epoca moderna, vi furono molteplici monetazioni (quella inglese, quella scozzese, gallese e irlandese).

La Banca d’Inghilterra nacque nel 1964, tredici anni prima del Regno Unito ed era l’unica banca candidata al ruolo di banca centrale dello stato britannico; e le fu appaltata la monetazione del Regno.

Scellino, corona e lira sterlina erano coniate in argento, mentre il penny, l’halfpenny e il farthing erano coniate in bronzo.

Dato che l’Impero Britannico era considerato un’area monetaria unica, la Banca d’Inghilterra aveva competenza per tutta l’area che divenne nota come area della sterlina, anche se questo stato di cose non impedì la coniazione di valute distinte (dopo il 1852 comparvero monete differenti a Gibilterra, Australia, Hong Kong e Canada – quest’ultimo coniò una valuta propria il dollaro).

Però le funzioni di vigilanza, sui tassi di cambio e le riserve valutarie e aurifere erano detenute dalla Banca Centrale del Regno Unito.

La sterlina britannica godeva dello status di “valuta di riserva” dal 1814; dal 1862 fu la prima valuta mondiale ufficialmente ancorata al valore dell’oro.

La parità aurea era fissata a 3,89 sterline per oncia; il perno del commercio mondiale e delle transazioni finanziarie era quindi la sterlina (e la City  londinese la prima piazza finanziaria europea e mondiale).

La parità aurea favorì la stabilizzazione del sistema dei cambi; dal 1815 al 1914 i corsi dei cambi, tra le valute mondiali furono insignificanti.

La parità aurea durò fino al 1914, anno dell’inizio della prima guerra mondiale; in quell’anno la Banca d’Inghilterra fu costretta a sganciare la sterlina dall’oro a causa delle spese per la mobilitazione bellica).

Dallo scoppio della grande guerra la sterlina perse il terreno contro il dollaro americano: nel 1914 il corso del cambio era pari a 1 sterlina per 4,876 dollari americani, tre anni dopo era calato a 4,766 e nel 1920 con una sterlina si potevano acquisire 3,661 dollari americani.

Con la Conferenza di Genova del 1922 (che ripristinò il sistema aureo) permise alla sterlina di tornare al cambio di 1 sterlina per 4,829 dollari americani; ma la sterlina fu costretta a condividere il ruolo di valuta di riserva mondiale con l’emergente dollaro americano.

Ma, nel 1931, con l’imperversare degli effetti negativi della Grande Depressione, le autorità monetarie britanniche decisero l’abbandono della parità aurea e nel 1939 sospesero definitivamente ogni pagamento in oro delle derrate agricole che importavano dagli USA.

Da quel momento, la sterlina britannica, terminava il suo ruolo di valuta di riserva in “condominio” con il dollaro americano dal 1921.

La Conferenza di Bretton Woods, sancì la definitiva detronizzazione della sterlina dal ruolo di valuta di riserva mopndiale che passò al dollaro americano  (ruolo che tuttora detiene).

Tornando all’attuale fase storica: con il referendum sulla Brexit la sterlina è scivolata ai minimi da 31 anni contro il dollaro a causa della perdita di fiducia degli investitori mondiali.

Certo, il tasso di cambio svalutato aiuta l’export britannico: ma, il destino della sterlina (come valuta) sembra segnato dal crepuscolo; diversamente i corsi delle “sterline d’oro Elisabetta II” che, per converso, trarranno beneficio dalla svalutazione della valuta britannica.

You can leave a response, or trackback from your own site.

2 Responses to “La sterlina e la Brexit”

  1. Emanuele scrive:

    Buonasera Riccardo,può spiegare meglio il perché la sterlina d’oro trarrá benefici dalla sterlina fiat svalutata? La sterlina d’oro sará sempre valutata in base al valore intrinseco rispetto a quello estrinseco dunque al valore nominale,tra l’altro non più usato,o sbaglio?

  2. Rick scrive:

    Ciao Emanuele,
    rispondo al tuo interrogativo con un’altra domanda: secondo te, in base allo scenario storico di lungo termine che ho descritto nell’articolo (oppure in base a tuoi studi storici) nei prossimi anni (uno, due, cinque, dieci, venti………) la sterlina “fiat” (a corso forzoso) si rivaluterà rispetto alla “sterlina d’oro” (e quindi rispetto alle quotazioni dell’oro in via generale) oppure avverrà il contrario?

    Ciao

    Riccardo Gaiolini

Leave a Reply