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L’ETERNA commedia del rialzo dei tassi d’interesse della FED

JANET

Si protrae ormai da oltre un anno, stancamente, la commedia,  la rappresentazione scenica, la messinscena del “rialzo dei tassi d’interesse” da parte della FED, per “normalizzare” la politica monetaria dopo tre rounds di espansione monetaria (QE), un’operazione Twist e i tassi d’interesse piu’ bassi di sempre.

Proprio pochi giorni fa, la FED, tramite il suo Presidente Janet Yellen, era propensa a spingere i tassi d’interesse a livelli negativi “se l’economia americana virera’ verso il peggio”.

Poi, pero’, dopo quelle dichiarazioni, il Dipartimento del Lavoro ha reso pubblici i numeri dei posti di lavoro (non-farm payrolls) creati in Ottobre (271.000 – oltre le aspettative degli analisti) e allora i “mercati”, adesso, scontano un rialzo di “ben” 25 punti base a Dicembre (stiamo parlando di 25 miseri punti base…….non so se mi spiego).

Certo, a settembre i posti di lavoro erano calati e forse quelli di ottobre compensano i cali dei mesi precedenti: ma “tutto fa brodo” come si suol prosaicamente dire e allora ritorniamo alla commedia dei tassi d’interesse in rialzo a dicembre.

Diamo un’occhiata, approfondiamo i dati economici dell’economia a stelle e strisce, CHE AVVALORANO LA TESI DELL’IMPONENTE STRETTA MONETARIA A DICEMBRE…….

L’indice ISM Manufacturing (che ERA, E’  e RIMANE il barometro dell’economia del settore manifatturiero USA, dal 1915), in ottobre ha segnato un 50,1 (appena sopra la tendenza alla contrazione economica, quindi, in quanto il punteggio a 50 segna lo spartiacque tra la contrazione e l’espansione).

Dei 18 settori manifatturieri esaminati, ben 9 sono comunque in contrazione: abbigliamento e pelletteria, settore dei metalli industriali, petrolio e carbone, materie in plastica e gomma, elettronica di consumo, elettrodomestici e componentistica elettrica, settore dei trasporti, prodotti in legno, computers e prodotti elettronici, macchinari industriali.

Il mercato dell’energia, in particolare (shale oil) e’ quello che soffre di piu’ (e’ un settore estremamente fragile dell’economia USA; un settore che ha fatto affidamento all’alto indebitamento e a prezzi del petrolio stabilmente sopra i $100,00 per fare fronte, appunto, all’elevato livello d’indebitamento ).

Gli ordinativi industriali sono scesi per il secondo mese consecutivo a settembre (-1,0%), confermando che il settore manifatturiero e’ in “discesa libera”; in realta’, nei precedenti 14 mesi, 11 sono risultati essere in calo; il calo annuale, da settembre 2014, risulta essere del 6,9%.

Anche la domanda di beni durevoli e’ in calo: dell’1,2% nel mese di settembre e quella dei beni non durevoli (beni che si consumano nell’arco temporale di 3 anni) e’ in calo dello 0.8%; il calo della domanda di entrambi i beni ha posto una pressione al PIL che e’ risultato in ribasso all’1.5% nel terzo trimestre.

Tutte queste notizie mi fanno sorgere una domanda?

Dove sta dirigendosi l’economia americana?

VERSO LA RECESSIONE.

Quindi?

Eh, beh, che domanda………ci aspettiamo che la FED rialzi i tassi d’interesse a dicembre e “raffreddi l’economia”…….:-):-):-)

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4 Responses to “L’ETERNA commedia del rialzo dei tassi d’interesse della FED”

  1. Nicola scrive:

    Ciao Riccardo, come sempre un tuo servizio impeccabile.
    Purtroppo, questi giochini stanno facendo molto male alle quotazioni dell’oro, che è quello che, almeno personalmente, mi interessa più di tutto.
    I poteri forti, quelli veri, hanno deciso che il dollaro deve stravincere “sempre” e nessuna realtà al mondo potrà farci niente.

    • Rick scrive:

      Ciao Nicola,
      la politica di annunci pubblici da parte della FED, da oltre un anno a questa parte, volta a far “balenare” un possibile (miserando) rialzo dei tassi d’interesse di un quarto di punto e’ volta a puntellare il dollaro americano valuta di riserva globale.

      L’economia americana e’ in ripresa? Al di la dei dati statistici, invito tutti, per fare esperienza sul campo, se ne avete l’occasione, di recarvi negli Stati Uniti (ma non nei parchi nazionali), ma nelle grandi e piccole citta’ (Chicago, Detroit, Los Angeles, Saint Louis, Miami ecc.); interi quartieri (grandi come le nostre citta’….) sono divenuti luoghi di desolazione, ricolmi di immondizia, luoghi di disoccupazione e sottoccupazione, luoghi depauperati, impoveriti, immiseriti economicamente, culturalmente e tecnologicamente, luoghi dove mancano servizi pubblici essenziali, senza trasporti, senza biblioteche, senza luoghi ricreativi, luoghi di abbandono e squallore, un Terzo Mondo nel cuore dell’America………l’americano medio non ha neppure mille dollari sul conto corrente, la classe media e’ in declino, si ricorre al credito al consumo per tirare a fine mese (indebitandosi sempre di piu’ e indebitandosi per pagare i debiti precedenti)…..non vi e’ domanda naturale in USA (ovvero generata da buoni salari e stipendi che ne reggono l’offerta), ma domanda artificiale, da indebitamento, dato che gli stipendi e i salari non reggono piu’ da decenni l’offerta (a causa dell’industrializzazione degli USA e della dislocazione di posti di lavoro in Messico, in Indonesia, in Cina ecc.).

      Riccardo Gaiolini

  2. galeazzo scrive:

    Non sono del tutto d’accordo. L’economia americana non sará un fulmine ma é l’unica a cui le altre si possono aggrappare. Analizzando la fotografia attuale risulta evidente che la politica dei tassi “zero” portata avanti per anni ha oramai perso la sua funzione. In pratica i tassi che ieri davano fiducia ai mercati oggi hanno per conseguenza ridotto le entrate finanziarie dei risparmiatori americani che hanno reagito progressivamente riducendo le decisioni di spesa. La cura? alzare i tassi per muovere l’inflazione !! anche se sembra contro intuitivo. A questa azione conseguirà aumento di fiducia, ripresa di consumi e investimenti, accrescimento delle rendite per risparmiatori che si sentiranno nuovamente incoraggiati a decisioni di spesa. Un quarto di punto inizialmente é più che sufficiente per questo. Non é la prima volta che viene adottata questa funzione. I tempi scanditi per la scelta non sono come evidente ponderati sul montante della forza dell’economia ma sulla frizione dei mercati per un corretto inserimento. Io non sono in grado di sapere se la scelta cadrá a dicembre o al più tardi nel marzo 2016. Ma ci sarà.

  3. ambrogio scrive:

    Proprio miseri 25 punti base in piu’. Si continuera’ a parlare di tassi negativi (con relativa distruzione del risparmio) continuando a stampare carta per sperare che la gente investa o spenda.
    Godranno solo quelli che hanno debiti, soprattutto gli stati indebitati, che per ora non riusciranno a ripagarli con l’inflazione. Ma a fare inflazione ci proveranno e cercheranno di farla in tutti i modi
    Il mondo va alla rovescia. Vince la tecnica del barattolo. I problemi non si risolvono: si spostano in avanti come si fa dando un calcio al barattolo e poi un altro calcio se non ne basta uno.
    Chi vivra’ vedra’.
    Cordialita’

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