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Posts Tagged ‘Upstream News’

ENI rafforza la partnership con la russa Rosneft

ENI SPA e la russa Rosneft hanno firmato accordi per rafforzare ulteriormente la loro partnership per sviluppare opportunità nel commercio e nella logistica.

Il 26 novembre, le due società hanno firmato accordi per la mutua somministrazione di forniture di petrolio greggio, e per la  partecipazione congiunta in  investimenti in attività logistiche e commerciali nel settore degli idrocarburi.

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ENI scopre 226 miliardi di metri cubi di gas presso il giacimento di Evans Shoal

di Riccardo Gaiolini

I risultati di una prima stima circa le potenzialita’ estrattive del giacimento di gas Evans Shoal (sito presso il bacino offshore di Bonaparte, nell’Australia Occidentale), attestano che il deposito contiene almeno 226 miliardi di metri cubi di gas. 

Le rilevazioni sono state fatte da ENI Australia Ltd, che opera in loco, in joint-venture con Royal Dutch Shell (32,5% di partecipazione, pari a ENI Australia), Petronas Carigali (Australia) Pty. Ltd (25%) e Osaka Gas Australia Pty Ltd. (10%).

“ENI conferma il proprio impegno per lo sviluppo accelerato delle risorse di questa zona”, ha confermato la societa’.

Iniziata la produzione di idrocarburi del progetto Kipper-Tuna-Turrum della ExxonMobil

di Riccardo Gaiolini

 

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E’ formalmente iniziata la produzione di idrocarburi inerente il progetto Kipper-Tuna-Turrum, dal valore di 4,5 miliardi di dollari americani, varato dalla ExxonMobil nello Stretto di Bass, nel mare di Victoria (Australia).

Il progetto era stato lanciato dalla Statunitense ExxonMobil, da aprile del 2011. 

Il gas ha cominciato a fluire dal giacimento Tuna, cosi’ come dal giacimento Turrum e’ stato estratto il primo barile di greggio.

Dal giacimento di petrolio di Tuna si estrae petrolio da anni; come parte del progetto Kipper-Turrum, da oggi sara’ sfruttato anche il relativo giacimento di gas naturale.

Sono stati appositamente costruiti due nuovi gasdotti, al fine di trasportare il gas naturale di Tuna nella rete di raccolta presso lo Stretto di Bass.

Il giacimento di Turrum racchiude circa 110 milioni di barili di petrolio estraibili e circa 1 trilione (mille miliardi) di metri cubi di gas. 

Il giacimento di Kipper racchiude 620 miliardi di metri cubi di gas e 30 milioni di barili di petrolio estraibili. Questo giacimento non sara’ a regime completo fino al 2016. Il gas del giacimento di Kipper contiene una significativa frazione di mercurio; pertanto ExxonMobil, dovra’ attendere il completamento dell’impianto onshore di Longford, esplicitamente adibito alla decontaminazione del mercurio presente nel gas.

I giacimenti di Turrum appartengono a una joint-venture paritaria tra ExxonMobil (50%) e BHP Billiton (50%). Per il giacimento di Kipper, il consorzio comprende ExxonMobil (32,5%), BHP Billiton (32,5%) e Santos (35%).

 

 

 

 

Repsol scopre un nuovo giacimento petrolifero in Libia

di Riccardo Gaiolini

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Un consorzio di majors petrolifere, guidate dalla spagnola Repsol, ha scoperto un nuovo giacimento petrolifero, situato nell’area di esplorazione NC 115, nel bacino di Murzuk (deserto del Sahara), a 800 chilometri a sud di Tripoli, in Libia.

L’area del giacimento si estende su 4.000 chilometri quadrati.

Ne da notizia la Compagnia Nazionale Petrolifera Libica, la NOC (National Oil Corporation).

Repsol ha comunicato che iniziera’ i lavori di perforazione quest’anno e che si protrarranno fino alla fine del 2015.

Nei tests di produzione sono stati estratti 528 barili al giorno, ma il giacimento di Murzuk, potrebbe avere capacita’ estrattiva pari a 2.060 barili al giorno.

Il bacino del Murzuk, dove il petrolio e’ stato scoperto, e’ considerato il terzo giacimento (onshore) della Libia. Sono gia’ stati scoperti undici campi nella zona di Murzuk; le stime suggeriscono che il giacimento potrebbe contenere 2 milardi di barili.

Repsol opera nell’area di esplorazione NC 155, tramite un consorzio, con una quota pari al 40%. Le altre majors impegnate nel partenariato, sono l’austriaca OMV (30%) e la francese Total (30%).

 

 

Goodrich Petroleum ha chiuso l’offerta pubblica di azioni

di Riccardo Gaiolini 

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Goodrich Petroleum Corp. (NYSE: GDP) ha chiuso la sua offerta pubblica di azioni ordinarie (collocate in numero di 6 milioni e 900 mila), al prezzo di US$ 25,25 per azione; nell’offerta sono comprese novecentomila azioni ordinarie acquistate tramite diritto d’opzione dai precedenti sottoscrittori.

La societa’ intende utilizzare i proventi netti dell’offerta (pari a circa 165,9 milioni di dollari), per finanziare un’ulteriore accelerazione del suo programma di perforazione e sfruttamento del giacimento di shale oil e gas sito presso Tuscaloosa Marine Shale (tra il Mississippi e la Lousiana – USA).

Gli impianti di perforazione orizzontale saranno incrementati dai due attualmente in uso, ai cinque previsti entro la fine del 2014.

Il collocamento azionario e’ stato predisposto, a titolo di Senior Co-Manager, da Johson Rice & Company LLC, RBC Capital Market e Scotiabank/Howard Weil; come “Manager” book running sono intervenuti BMO Capital Markets, IBERIA Capital Partners LLC, e Sun Trust Robinson Humphrey.

Goodrich Petroleum e’ una Compagnia petrolifera attiva nel settore espolarativo “Oil & Gas”. E’ quotata al New York Stock Exchange”. Goodrich e’ attiva soprattutto nei giacimenti della Lousiana e del Texas.

Brasile: parte l’asta per lo sfruttamento del giacimento di “Libra”

di Riccardo Gaiolini 

Un Consorzio di Majors petrolifere ha vinto un contratto per la compartecipazione all’estrazione e produzione di petrolio  del mega giacimento “Libra”, nel bacino off-shore di Santos, in Brasile. 

L’asta di Libra, rappresenta per il Brasile l’occasione per sconfiggere la poverta’ nel paese. 

Secondo l’Agenzia Nazionale per il petrolio del governo brasiliano, il giacimento nasconde tra gli 8 e i 12 miliardi di greggio. Se fossero confermati, i numeri raddoppierebbero le riserve conosciute del paese.

Entro dieci anni Libra potrebbe produrre 1 milione e 400 mila barili al giorno di petrolio.

La proprieta’ rimarra’ del governo brasiliano; la compagnia statale brasiliana Petrobras deterra’ il 40% del consorzio (servendo come operatore principale); il 20% e’ in mano a Royal Dutch Shell, il 10% a China National Offshore Oil Corp (CNOOC). e un altro 10% a China National Petroleum (CNP). 

La Royal Dutch Shell e’ presente in Brasile da oltre un secolo; nel 2012, Shell ha prodotto 65 mila barili di petrolio al giorno, dai siti di Espirito Santo, Parque das Conchas e Fluminense Bijupira.

I trends reali dell’estrazione di petrolio negli USA

di Riccardo Gaiolini 

La produzione ed estrazione di petrolio dai giacimenti statunitensi, rimane di molto sotto il picco raggiunto nel 1970. Addirittura al di sotto del secondo picco riscontrato nel 1985.

E’ vero che le nuove tecnologie estrattive (come l'”hydraulic fracturing” – fratturazione idraulica, ovvero l’utilizzo della pressione dei fluidi iniettati nelle fratture dei giacimenti) hanno consentito l’estrazione di risorse petrolifere prima non altrimenti recuperabili dal sottosuolo.

Ma i dati confermano che i trends estrattivi sono tutt’altro che positivi. Lo US Energy Information Administration stima che i giacimenti di petrolio estraibili, tramite le nuove tecniche di fratturazione idraulica, ammontano a 29 miliardi di barili.

Sembrerebbe una cifra imponente, ma a conti fatti, queste risorse stimate, garantirebbero l’indipendenza energetica degli USA, solo per 6 anni e mezzo.

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L’Ucraina trampolino di lancio per il futuro sviluppo dello “shale gas” in Europa?

di Riccardo Gaiolini 

Si puo’ concretizzare il l’utopia di un’indipendenza energetica europea?  Ma quale ruolo sta giocando l’UE in Ucraina? A conti fatti, nessuno.

 

L’Europa avrebbe il potenziale per concretizzare il sogno della propria indipendenza energetica.  Se solo ne avesse la volonta’ politica.

I depositi di “shale gas” in Ucraina (gas di scisti bituminosi, ovvero gas metano derivante dalle microporosita’ delle argille) potrebbero essere paragonati, in termini quantitativi, a quelli degli USA.

Secondo rilevazioni geologiche effettuate in Ucraina, questa regione dell’Europa potrebbe detenere i piu’ imponenti sedimenti di “shale gas” in Europa.

Si stima che nel sottosuolo dell’Ucraina, si celino 1,2 trilioni di metri cubi di gas di scisti estraibili.

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Rosneft acquisisce un’importante partecipazione azionaria per l’estrazione di gas nell’Artico

di Riccardo Gaiolini 

Rosneft

 

La compagnia petrolifera di proprieta’ in maggioranza del Governo Russo, la  Rosneft, ha rilevato dall’italiana Enel,  il 40% della Artic Russia BV, per un ammontare di US $ 1,8 miliardi.

Il gigante energetico russo, con questa operazione, intende espandere il suo ruolo chiave nell’estrazione di gas nell’arena dell’Artico.

Enel, quindi, si disimpegna, in parte, dalla Russia, sebbene l’Amministratore delegato Fulvio Conti ha dichiarato in una nota che, l’operazione permettera’ ad Enel di valorizzare meglio gli investimenti nell’upstream gas, dal momento che gli approvvigionamenti futuri di gas sono assicurati da contratti a lungo termine con fornitori russi, tra cui Rosneft.

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L’isola del tesoro? In Norvegia.

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Forse non lo sapevate, ma l’isola del tesoro si trova al largo delle acque della Norvegia, nel cuore del Mare del Nord, a circa 320 km a sud della citta’ di Stavanger, a sud del 62° parallelo.

L’isola del tesoro e’ uno dei piu’ estesi campi per l’estrazione di petrolio e gas del Mare del Nord. Ovvero il giacimento di petrolio di Ekofisk.

Scoperto nel 1969 dalla Phillip Petroleum Company, ha cominciato a entrare in funzione nel 1971 e si stima che la sua attivita’ rimarra’ in vita sino al 2050.

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